Le
immagini, create in relazione a precise corrispondenze
suono/segno/colore, seguono il mutare delle
note e sono visualizzate attraverso il programma "AutomatedVisu@l-Music" (generative
Visual-Music software) che
partendo da una semplice cellula sonoro/visuale,
genera molteplici variazioni.
> Variazioni
Goldberg music:
J.S.Bach - computer
music transcription: Pietro Grossi (Soft TAUMUS synthesizer
TAU2, IBM 370/168) Institutes of CNR CNUCE and IEI
- Pisa, Italy 1980.
> Circus
4_HomeArt
Qbasic graphics software by Pietro Grossi - Music software
*autom@tedMusic
Il
software *autom@tedVisualMusiC nasce
dalle esperienze dei programmi visuali realizzati
da Grossi
negli anni ’80 e nella sua teorizzazione
di HomeArt.
Nelle foto ALFABETI 1998 original screenshot
by Pietro Grossi.
Pietro
Grossi a metà degli
anni ottanta si dedica all’arte grafica
con gli stessi principi estetici che hanno,
dal lontano 1967, ispirato la sua musica. Crea
nel 1986 la HomeArt (termine
da lui stesso coniato) presentata per la
prima volta durante la mostra “Nuova Atlantide
- Il continente della musica elettronica” alla
Biennale di Venezia nel novembre di quell’anno.
I processi grafici che
Grossi produce si concretizzano in immagini
anziché in idee sonore ma sono in realtà frutto
della stessa linea estetica che ha caratterizzato
l’attività precedente del compositore.
I suoi programmi sono scritti in un linguaggio
di programmazione comunissimo, caratterizzato
ognuno da poche
istruzioni all’interno dei quali viene
dato spazio alle procedure pseudo-casuali nell’ambito
di un’idea artistico-compositiva unica,
sviluppata poi in una miriade di variazioni
grafiche.
Sergio Maltagliati
dagli anni novanta si occuperà dello sviluppo
del progetto unendo la parte visiva e sonora
in lavori di Visual Music (come li definisce)
che utilizzano come origine il codice di programmazione
dei programmi di Grossi. La priorità di
Grossi è di esprimersi anche nel campo
della grafica, mantenendo quei principi che avevano
regolato le sue idee musicali e utilizzando per
la fruizione piccoli sistemi informatici di grande
diffusione (Commodore 64 prima e Acorn Archimedes
dopo) dal 1996 in poi declinati dalla, e per
la Rete. Il termine HomeArt sta a significare
principalmente due cose: prima di tutto il fatto
che l’artista grazie al personal computer
può lavorare nella sua abitazione senza
doversi recare altrove, (vera anticipazione di
Internet). Dal 1986 fino al 2002 anno della sua
scomparsa, centinaia di programmi di homeart
e di realizzazioni visive, spesso cristallizzate
in immagini fotografiche, sono state prodotte
e documentate dallo stesso autore.
Homeart, quindi, come parafrasi di un nuovo modo di fare e fruire l’operazione
artistica.
MANIFESTO
DELLA HOMEART
HomeArt,
suggerita dal personal computer, porta al piu'
elevato grado di autonomia decisionale oggi concepibile
le aspirazioni e le possibilita' artistiche latenti
in ognuno di noi.
La
casa, lo spazio personale, la privacy, possono
essere forgiati e riforgiati secondo i dettami
della fantasia personale e con l'ausilio di quella "artificiale".
L'impiego "amichevole" del personal
e' un sufficiente stimolo all'azione e piu' lo
sara' la condizione operativa del futuro.
Lo
slogan " IL COMPUTER CI LIBERA DAL GENIO
ALTRUI ED ACCRESCE IL NOSTRO " e' dunque
sotto interessante verifica.
Breve
descrizione di un'esperienza :
Siedo
al computer di casa e lo inizializzo.
Trasferisco in memoria un programma residente in dischetto e lo lancio.
Fruisco dell'elaborato ( suono, segno, colore ) e a mio piacere lo interrompo.
Pongo fine all'esperienza oppure attuo modifiche venutemi alla mente
o suggeritemi dai risultati ottenuti.
Produco
per me stesso :
Accetto
lo strumento di cui posso disporre, ne analizzo
le possibilta' operative e, nell'ambito consentitomi,
progetto.
Affidabilita',
destrezza, velocita', fantasia-ineguagliabili
anche nel caso del piu' semplice sistema di elaborazione
dei dati-annullano eredita' e problemi secolari
e mi spronano a utilizzare nei particolari piu'
riposti il terreno di lavoro disponibile. La
verifica immediata stimola la ricerca di nuove
soluzioni.
Per
inclinazione personale progetto prevalentemente
programmi ad elaborazione illimitata e, per quanto
ne so e mi e' consentito dallo strumento, con
coefficienti di variabilita' tali da tener desto
il mio interesse.
La
soddisfazione delle attese personali costituisce
l'essenza dell'operazione che sto descrivendo:
essa pone in evidenza le potenzialita' creative
latenti in ognuno di noi, ne promuove lo sviluppo,
suggerisce le vie e gli strument di lavoro idonei
alla libera estrinsecazione dei piu' appaganti
moti della fantasia: i propri.
Una sorta di privacy artistica che non attende, non richiede, ignora
la reazione altrui.
Questa
e', o potrebbe essere la HOMEART: relax mentale
e, insieme, momento di impegno per la creazione
del proprio ambiente di lavoro/studio/riposo
tramite suono, segno, colore.
Pietro
Grossi (1986)
Pioniere
della musica elettronica italiana, Pietro Grossi (1917-2002),
mescolò intuizioni musicali, estetiche, sociologiche,
precorrendo i tempi ed anticipando le tecnologie e le teorie
utilizzate oggi per realizzare in ogni casa divertimento,
creatività, comfort. >Pietro
Grossi
*autom@ted_VisualMusiC_
4.0 generative
Visual-Music software by
Sergio Maltagliati
IMMAGINI
PER ASCOLTARE. Studio rapporto suono-colore
e sulla possibilità di tradurre vibrazioni cromatiche
in vibrazioni sonore. Ascoltare il colore; vedere la
musica; il colore del suono; musica visiva.
Pittori e musicisti
da tempo, più recentemente artisti multimediali,
cercano (direttamente o indirettamente) le relazioni
esistenti tra colori e suoni, immagini e musica. Gli
universi visivo e sonoro, obbediscono a leggi fisiche
differenti tanto che la reciprocità o l’influenza
tra questi due mondi non può avvenire sullo stesso
piano. Entrambi hanno le loro specificità, una
relazione può essere solo di natura strutturale.
Il musicista lavora con le sette note della scala, i
pittori hanno utilizzano sette colori (spettro della
luce diviso in sette cromaticità di base da Newton).
I suoni sono misurabili in frequenze e i colori in frequenze
d’onda. Le due frequenze sono perfettamente compatibili
e quindi può essere ipotizzata anche una scentifica
ri-conversione, premettendo che la vista e l’udito
usano linguaggi diversi e i principi acustici non sono
affatto quelli del colore. Le due frequenze (altezza
di un suono e tono di un colore ) non seguono le stesse
leggi e poi, la musica si svolge nel tempo, e la pittura
nello spazio.
Ogni colore porta con se un suono interiore e una
carica emotiva tale da mettere in vibrazione l’anima dello spettatore. Allo stesso modo possiamo parlare
dell’effetto del suono: nel momento in cui ascoltiamo un brano musicale,
che sia questo prodotto da un’orchestra o da un singolo strumento o sia
un rumore ambientale, l’effetto finale sarà sia di natura fisica
che psichica. Possiamo trovare caratteristiche parallele nella organizzazione
delle due arti, dei due linguaggi visivo e sonoro, nei seguenti ambiti comuni: VARIAZIONE:
la variazione musicale consiste nel trarre da una semplice linea melodica,
un ampliamento, abbellimento, prolungamento nel tempo e nello spazio. La
variazione sia armonica che melodica, si può paragonare visivamente ad una linea
grafica modificata con segni o disegni. La linea disegnata, anche se visivamente
bella, una volta tradotta in note o nel linguaggio sonoro, non dovrà necessariamente
diventare di livello sonoro equivalente. TEMPO: spazio
e tempo possono assumere le stesse funzioni in musica
e immagini, ma anche essere estremamente diversi.
Infatti guardando l’immagine, abbiamo nell’istante
la percezione globale dell’opera. Nella musica
invece, solo ad opera terminata possiamo ottenere una
valutazione. PARTITURA:
la grafica della scrittura delle note sulla partitura
può somigliare
ad un’opera grafica. L’equivalente della
disposizione spaziale dei segni (e note) rappresenta
il registro sonoro: acuto, medio e grave oppure denso
o rarefatto. Lo spazio può essere anche legato
alla visualizzazione della velocità (ritmo): un
andamento lento rispecchierà una trama grafica
rarefatta, uno spazio quasi vuoto. Il tempo sarà veloce
con una grafia molto serrata, e lo spazio denso.
Tali deduzioni, dal campo visivo possono essere così tradotte
nel mondo sonoro a patto di situare la corrispondenza
tra i due livelli a un piano strutturale
molto elaborato. Il mio programma autom@tedVisualMusiC vuole,
oltre a tener conto di tutte le ricerche storiche (da Arcimboldi a Kandinsky),
mettere in relazione il suono interiore di ogni colore e la sua voce sonora
che la forma e materia producono, al fine di comporre una partitura grafico-visuale
per creare lavori visual sonori, ponendo lo spettatore in un gioco sonoro
e visivo
che porta ad una percezione pluri sensoriale.
Le singolarità visive e sonore e musicali saranno mantenute, forme e
colori, suoni e strumenti musicali, potranno sussistere integrandosi pur mantenendo
la
propria autonomia, ed entambe esprimeranno un senso compiuto. Per la parte
visuale mi sono ispirato alle ricerche del pittore Luigi Veronesi.